ESCO

Una cittadina campana. In una notte che sembra qualsiasi, e non lo è, come non lo è mai nessuna, un uomo viene investito da un pirata della strada. O almeno così pare. Certo le circostanze sono piuttosto anomale: l’uomo aveva un computer in mano e cercava di connettersi a una rete internet. Comunque quest’uomo, a scanso di equivoci, muore.

Intorno a questo evento si moltiplica una folla di personaggi, a vario titolo coinvolti, che se uno ci volesse fare caso sarebbero davvero tanti. C’è Carla Ludovisi, vedova della vittima che, prima ancora che affranta, è incazzata nera con il suo defunto marito, tra l’altro, per il modo surrealista della sua morte, e c’è il suo amico storico Giorgio Malosti che ha una passione sfrenata per i dettagli e le ultime parole. Il commercialista Guglielmo Conte ha dei sentimenti e ha anche un figlio che lo schifa, parole sue, del figlio. E ci sono tutti gli altri. Ognuno di loro porta un contributo alla storia, più o meno come una staffetta viene vinta da tutta una squadra e non solo dal primo o l’ultimo staffettista.

Questi attori si muovono sulla scena, incendiata dalla scintilla dell’incidente iniziale, ognuno col proprio carattere e umanità. Questa soprattutto. La miseria della comune umanità che si rivela nella quotidiana battaglia con tutti gli altri e, non con meno intensità, con se stessi. I personaggi si incontrano, si intrecciano, si riconoscono a volte, più spesso no, e piano piano si ritrovano, come palle da biliardo che prima o poi si scontrano e vanno a finire nelle buche. I discorsi di ognuno di loro sono totalmente autonomi, nessuno sa che sta raccontando una storia, nessuno sa (nemmeno chi legge) chi è il protagonista, nessuno immagina a chi bisogna credere. E’ come nella vita reale, nella vita, nessuno di noi riesce mai a vedere dall’alto, con una visuale comoda, panoramica, nessuno è lettore delle storie di tutti. Tutti siamo sempre, solo, portatori della nostra, solo questo, e nessuno, neanche con la più enorme fantasia, può sapere come questa si incroci con quella delle altre. La questione, però, è che c’è un morto. E, come capita sempre quando c’è un morto, c’è bisogno di dare la colpa a qualcuno, di trovare l’assassino, o almeno di cercarlo. Ecco allora che il trhiller si dipana, l’indagine si fa. Il giallo esiste. E c’è, verso la fine, anche un ispettore di polizia con uno dei suoi sottoposti: l’indimenticabile Pasquale “veramente” Bove (chiamato così per via di un uso improprio e troppo frequente di quell’avverbio insulso). Quindi tutto a posto, il fattaccio si risolverà, in qualche modo. Non senza altri eventi, non senza sofferenza, non senza risate, non senza lacrime, ma si risolverà. E in fin dei conti è questo che conta, no? A proposito del titolo: è che lui, la vittima, l’investito, prima di uscire di casa con il suo bel computer bianco in mano, questo aveva detto. Aveva detto: “Esco”.

Casa Editrice

Bompiani Editore

Anno di pubblicazione

2014

Numero di pagine

236